mercoledì 20 giugno 2012

Recensione: "Omicidio allo specchio" di Ryan David Jahn

"Omicidio allo specchio", thriller nato dalla penna di Ryan David Jahn, disponibile in tutte le librerie italiane da febbraio 2012 per i tipi TimeCrime.

Titolo: Omicidio allo specchio
Autore: Ryan David Jahn
Editore: TimeCRIME
Pagine: 250
Prezzo copertina: 7,70 €

Trama:
Quando Simon Johnson viene aggredito all’interno del suo squallido appartamento di Los Angeles, la scelta è una e una soltanto: difendersi o morire. Ma nel momento stesso in cui, dopo averlo colpito, il fascio di luce della torcia illumina il viso del suo aggressore, Simon realizza due cose: primo, di averlo fatto fuori; secondo, che l’uomo che giace ai suoi piedi gli assomiglia come una goccia d’acqua. inizia così a prendere forma nella sua mente un piano diabolico: per scoprire il motivo del suo tentato omicidio, Johnson assumerà l’identità del suo “doppio”, un professore di matematica che conduceva la più ordinaria delle esistenze e che ora è un cadavere immerso in acqua e ghiaccio nella sua vasca da bagno. Così facendo Simon vivrà in casa sua, dormirà con sua moglie, vestirà i suoi abiti e si divertirà con la sua giovane amante… Ma a un certo punto il ghiaccio comincia a sciogliersi, strani messaggi appaiono sui muri, una misteriosa Cadillac nera inizia a pedinare Simon e qualcuno è sulle sue tracce. Realtà e allucinazione iniziano a confondersi, disegnando la geometria di un labirinto in cui il protagonista si perde: chi ha scoperto il suo gioco? C‘è forse qualcuno che muove le fila e che sta tentando di farlo impazzire?

Recensione
Chi mi segue da un pò sa già che questo libro rientra nel mio genere preferito ed essendo "Omicidio allo specchio" un thriller dalle forti promesse, mi sono buttata nella sua lettura con molte pretese. Lo stile dello scrittore Ryan David Jahn è molto semplice e diretto e quindi non mi è stato per niente difficile immergermi nella storia o meglio nella testa del protagonista Simon.
L'autore è riuscito infatti con molta naturalezza a descrivere la sciatta personalità del suo protagonista che vive in solitudine la sua routine quotidiana, la vita di Simon sembra priva di colpi di scena: ufficio, pausa pranzo con i soliti due colleghi che passano del tempo con lui più per noia che per amicizia, rientro nell'appartamento spoglio in cui ad accoglierlo c'è solo il suo pesciolino rosso... Simon vive in modo apatico la sua vita, fino a quando non viene aggredito nel suo stesso appartamento da un uomo identico a lui. Da quel momento la sua vita subisce un brusco cambiamento perché ad avere la meglio durante l'aggressione è stato proprio Simon che all'improvviso si ritrova con un cadavere nella vasca da bagno e mille interrogativi in testa. Interrogativi che lo spingono a prendere una decisione un pò strana: prendere il posto del suo aggressore!
Le pagine scivolano via molto rapidamente e l'autore guida il lettore, in modo abbastanza convincente, nella mente non del tutto sana di Simon. 
Tutto sommato, pur essendo una storia e la sua conclusione molto prevedibile, è stata una piacevole lettura... i dubbi però mi sono sorti a lettura ultimata quando, prima di recensirlo, ero alle prese con le mie solite ricerche sull'autore e sull'origine della storia. Vi spiego! Durante queste ricerche sono incappata in un film del 1987 del regista Arthur Penn che ha esattamente lo stesso titolo del libro in questione: "Omicidio allo specchio". Vi riporto la trama tratta dal sito mymovies.it:

Katie McGovern, attrice disoccupata, è convocata in una villa di campagna per sostituire Julie Rose, protagonista di un film in preda alla depressione, ma scopre presto che è stata assassinata su istigazione di Evelyn, sua sorella gemella, e che il produttore (Rubes) che l'ha assunta è uno psichiatra criminale. Katie uccide Evelyn, indossa i suoi abiti e si fa passare per lei. Chiamato dalla M-G-M a rimpiazzare un giovane regista, licenziato in tronco dopo i primi giorni di riprese, Penn fa il possibile per far passare una dissestata sceneggiatura che tracima di inverosimiglianza, esplicitamente ispirata a un bel film di serie B (Mi chiamo Giulia Ross, 1945). Ci riesce soltanto in parte. Ottima prova della Steenburgen in una triplice parte.

Io ci vedo un bel pò di somiglianza, può essere che mi sbagli o anche che l'autore abbia volutamente ripreso alcune sfumature di questo film, non so voi ma a me i dubbi rimangono!
In ogni caso mi sento di consigliare il libro a chi vuole una lettura coinvolgente ma non troppo intensa, agli appassionati del genere posso consigliarlo solo nel caso non odino il fatto di riuscire a capire come andrà a finire la storia già dalle prime pagine!

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