lunedì 7 marzo 2011

Recensione: "Il morso sul collo"di Simon Raven

La letteratura di genere è spesso considerata "di bassa qualità", in contrapposizione "all'alta qualità" della narrativa letteraria, ma il romanzo che vi presenterò oggi, se pur in tanti lo classifichino tra la letteratura di genere,  secondo me un romanzo che andrebbe letto perché fa veramente riflettere! Il libro in questione è "Il morso sul collo" di Simon Raven

Titolo: Il morso sul collo
Autore: Simon Raven
Traduzione: Paolo De Crescenzo
Introduzione a cura di: Stefano Martello
Editore: Gargoyle Books
Prezzo copertina: 13,00 €

Pagine: 246

Trama.
Che fine ha fatto Richard Fountain, archeologo di successo, ex-militare e accademico votato a una brillante carriera? Dalle claustrofobiche atmosfere di un college d'Oltremanica alle colline assolate e sperdute della Grecia, infestate da un'inquietante presenza, l'indagine e il ritrovamento del protagonista da parte di un manipolo di colleghi e amici si rivelerà non privo di colpi di scena mozzafiato. 
Una corsa contro il tempo dove i protagonisti si dovranno confrontare con un mito tenebroso, quello del vampirismo, che sembra un'invenzione di letteratura e cinema e intreccia invece le proprie radici con gli arcani riti di una civiltà che è abituata da secoli a nascondere i propri segreti.




Recensione.
Con il titolo "Il morso sul collo" approda per la prima volta in Italia nel lontano 1968 -per i tipi Longanesi-  il  romanzo "Doctor Wear Scarlet" di Simon Raven, recentemente riproposto in una nuova traduzione dalla casa editrice Gargoyle (ottobre 2009). Il titolo italiano è forse ingannevole perché il lettore potrebbe credere di essere davanti ad un romanzo intriso di paranormale e horror. Quello che abbiamo di fronte è invece, a mio avviso, un elegante racconto morale con notevoli sfumature gotiche, in cui la trama soprannaturale in sé ha un'importanza poco rilevante
Ciò non toglie che la figura del vampiro abbia il suo spazio tra le pagine di questo libro e un ruolo importante nell'avventura dei protagonisti.
Un'avventura che ha inizio con la scomparsa di Richard Fountain, un giovane e promettente studente da sempre attratto dai culti dell'antica Grecia tanto da spingerlo a recarsi proprio nella terra in cui hanno origine i miti e le leggende da lui studiate. Un viaggio per evadere dalla realtà del College in cui si trovava costretto a soccombere alle decisioni di Walter Goodrich, il suo "senior tutor", ma che si rivela per Richard l'inizio di un incubo.
La prima parte del libro si sviluppa come se fosse un thriller, tra interrogativi ed indagini per scoprire il motivo della partenza e della scomparsa di Richard. A portare avanti quest'indagine è una squadra di "detective" improvvisati composta da Anthony Seymour, amico di Richard e voce narrante del libro; Piers Clarence, migliore amico di Richard e studente talentuoso e ribelle; ed infine Roddy, ex commilitone di Richard e uomo razionale e rigoroso.
La seconda parte del libro, come avevo già accennato, si tinge di sfumature gotiche. Durante il viaggio sulle tracce di Richard, i tre amici si trovano immersi infatti nel folklore e nel clima della Grecia, terra ricca di leggende soprannaturali.
Tra colpi di scena, descrizioni paesaggistiche, riflessioni su miti e religioni antiche, i protagonisti finiscono per confrontarsi con uno dei miti più misteriosi e affascinanti: il vampirismo.
Come però ci fa notare Stefano Martello nella sua introduzione il vampirismo è per Simon Raven solo un espediente, una metafora che cela dietro di sé un significato preciso e profondo.
Attraverso un linguaggio fluido e uno stile ricercato ed emozionante, lo stravagante autore Simon Raven puntava più a creare un romanzo morale che facesse notare a tutti quanto ingiusta ed ipocrita fosse la società, piuttosto che scrivere un romanzo horror fine a sé stesso. 
Questo romanzo è un vero e proprio inno alla libertà individuale, che sia essa di pensiero, di decisione, neisentimenti, nella carriera, nei rapporti sociali, ecc. 
Un invito a riflettere su chi, tutti i giorni, ci ruba l'anima e ci muove come fossimo semplici burattini, rendendoci succubi e impotenti... allo stesso modo in cui i vampiri fanno con le loro vittime!

L'autore.

Romanziere, commediografo, sceneggiatore e saggista, Simon Raven (Leicester 1927-Londra 2001) è stato tra i più eccentrici, esuberanti e caustici commentatori del costume inglese, famoso soprattutto per la satira pungente di cui fece costante bersaglio l'edonista upper class britannica della metà del Novecento.Compiuti gli studi classici presso il King's College di Cambridge, Raven intraprese la carriera militare, ma la sua passione per il gioco e la sua promiscuità sessuale in un periodo di rigide barriere razziali (fu ufficiale nel reggimento dei paracadutisti in India e in Kenya) lo misero ben presto in gravi difficoltà. Di fronte alla prospettiva della Corte marziale per "condotta immorale", gli venne concesso di dimettersi dall'Arma senza clamore, per evitare uno scandalo nel reggimento. Da allora si dedicò completamente alla scrittura.
Cinico sarcasmo e divertito humor nero sono le componenti caratterizzanti la sua produzione letteraria di Raven sia come romanziere (The feathers of death, 1959, Doctors wear scarlet, 1960, Alms for oblivion, poderoso romanzo in dieci parti che lo tenne impegnato dal 1964 al 1976) sia come autore di rinomate commedie (Aldous Huxley's Point Counter Point, 1968, Anthony Trollope's The Pallisers, 1974, Nancy Mitford's Love in a cold climate, 1980, ed Edward and Mrs Simpson, 1980).
L'intera esistenza di Raven è stata una spumeggiante miscela di eccessi, dove il cibo, l'alcol, i viaggi, il cricket e il gioco hanno avuto un ruolo non secondario. Spese tutto quello che guadagnò e, dopo aver vissuto 34 anni nel Kent, alla fine fu costretto a trasferirsi in un ospizio londinese per poveri. Nel 1993 la Royal Society of Literature gli conferì il prestigioso titolo di Fellow (lo sono stati, tra gli altri, Coleridge, Yeats, Kipling, Hardy, Bernard Shaw, Doris Lessing e Tom Stoppard), a dimostrazione che il prestigio intellettuale è riconosciuto anche in disgrazia.
Nel 1996 è uscita la sua biografia, The Captain, a opera dello scrittore Michael Barber.


Sul quotidiano londinese "The Guardian" scrissero di Simon Raven:


La morte di Simon Raven all’età di 73 anni, conseguente a un devastante attacco cardiaco, è la prova del fatto che il diavolo si prende cura dei propri accoliti. A  regola, sarebbe dovuto morire di vergogna a 30  anni, o di una sbronza a 50. Invece è sopravvissuto per dare alle stampe 25 romanzi… numerose sceneggiature, otto volumi di saggi e memorie… Militare, insegnante, giornalista, uomo di spettacolo, guadagnò molto e spese fino all’ultimo centesimo in cibo, vini, gioco d’azzardo e sesso, senza fare distinzione tra etero e omo. Dettò il suo stesso epitaffio in questi termini: “Divise volentieri la propria bottiglia e, finché era giovane e avvenente, il proprio letto”. È noto l’aneddoto relativo a quando ricevette dalla moglie trascurata un telegramma che avvertiva: 
“Tua moglie e il bambino muoiono di fame STOP Manda del denaro prima possibile STOP”, e rispose con un altro telegramma: “Spiacente, non ho una lira STOP Suggerisco di mangiare il bambino STOP”.




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